Gli italiani si allontanano sempre di più dalla politica: perché?

Indice dell’allontanamento dell’italiano dalla politica, sono i dati relativi alle elezioni di questi ultimi anni, ma da che cosa è causato questo disamore per l mondo politico? Principalmente l’elettore si sente tradito dalle continue promesse mai mantenute, dai continui litigi tra politici, mirati solo a tenersi stretti il potere, dalla continua crescita di richieste verso il cittadino che stringe i denti senza vedere miglioramenti. Altro punto a sfavore del mondo politico è la costante incertezza, il continuo sorgere di nuovi partiti che, ormai l’hanno compreso tutti, il loro fine è solo quello di salvaguardare i loro interessi e non certo quelli del cittadino.

Questa sfiducia, però, deve essere recuperata perché senza il sostegno del cittadino, la politica diventa pericolosa, quindi come fare a riavvicinare utente e politica? Migliorando il rapporto, coinvolgendo il cittadino nella politica, che deve imparare ad ascoltare condividere con la società intera. Tutti i cittadini devono essere considerati uguali, con diritti e doveri e non e, in particolare, non deve assistere ai continui “mal di pancia” dei vari partiti politici. Si deve spronare il cittadino (con fatti reali e non solo a parole) a comprendere che è lui la vera linfa vitale del sistema e il lassismo non porta assolutamente a niente di buono. Si deve anche ricordare che il voto è un diritto, non un dovere. Tante persone sostengono che non vanno a votare perché non cambia niente: forse è vero ma è come dire “non respiro perché tanto devo morire!”.

Per ridare fiducia al cittadino servirebbe anche un riordinamento dei partiti, limitando sensibilmente la loro presenza: sono sempre di più le persone che, quando vanno a votare lasciano la scheda bianca o votano a casaccio perché riuscire a districarsi nella giungla di simboli e sigle diventa sempre più impossibile e insignificante: tutte briciole che vanno perse senza dare un reale contributo al sistema politico.

Chi sono i nuovi italiani? Ecco un identikit

La Fondazione Leone Moressa ha fatto uno studio sugli alunni stranieri che dovrebbero ottenere la cittadinanza italiana in base alla nuova legge e ha tracciato una mappa delle comunità presenti in Italia.

Quali sono le comunità più diffuse?

I beneficiari di questa riforma sarebbero più di ottocentomila (esattamente 800.600) e rappresentano circa l’80% dei minori stranieri residenti in Italia. A questi si aggiungerebbero oltre 58 mila potenziali beneficiari ogni anno.

Nel 2015 è stata approvata alla Camera la nuova normativa che prevede due principi: ius soli e ius culturae. Con il primo si riconosce la cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori stranieri di cui, almeno uno, sia in possesso del permesso UE a lungo termine. Con il secondo, invece, i beneficiari sono tutti i bambini nati in Italia oppure quelli  approdati sul suolo nazionale entro i 12 anni, che abbiano seguito un percorso formativo di almeno 5 anni.

Gli stranieri minori, nel nostro Paese, al primo gennaio 2017 erano un milione: il 21% degli immigrati. La femmine rappresentano il 48% e, di conseguenza, i maschi il 52%. La Fondazione ha rilevato che tra i banchi di scuola sono presenti più di 200 nazionalità con una percentuale prevalente di figli di nazionalità romena, albanese e marocchina, ossia le tre comunità più grandi presenti in Italia. A seguirli troviamo i figli di cinesi, filippini, indiani, ucraini, moldavi, pachistani e tunisini.

La religione più diffusa

Per suddividere i gruppi in credo religioso, possiamo notare che tra le famiglie originarie dell’Est Europa prevale la religione ortodossa; dalle Filippine giungono la maggior parte di cattolici, mentre gli appartenenti alla religione musulmana arrivano da Balcani, Nord Africa e alcuni Paesi asiatici come Pakistan e Afganistan. In sostanza il 44% dei bambini stranieri è cattolico e il 38,4% musulmano. I dati, ovviamente, tengono conto solo dei minori  già inseriti in un percorso scolastico, quindi non completi, ma rendono bene l’idea di quelle che sono le caratteristiche del nuovo italiano, se passerà la nuova normativa.