Dal giornale alla credenza: ecco Kranthout

Non bisogna mai buttare i giornali,  sapete perché? Perché Mieki Meijer, designer olandese, amante del riciclo e della natura, ha creato dei veri e propri ceppi di legno riutilizzando fogli di giornale e una colla speciale, prodotti che sembrano veri grazie alle venatura che la designer è riuscita a riprodurre.

Hai finito di leggere le notizie del giorno e ti appresti a buttare il giornale nel bidone? Non farlo! Per prima cosa, se proprio te ne vuoi liberare, puoi metterlo nel contenitore della carta e contribuire alla raccolta differenziata, inoltre, leggendo la notizia, capire quanto è importante riciclare.

Il Kranthout, infatti, è un materiale prodotto dalla Vij5, la compagnia di Mieki Meijer, ed è utilizzato per costruire mobili. Il materiale è molto similare al legno, è resistente e aiuta a recuperare tonnellate di giornali che diversamente andrebbero sprecate.

A pensarci bene è una grande innovazione tecnologica che fa tornare la carta di giornale alle sue origini: d’altro canto se la carta deriva dagli alberi, perché non potrebbe tornare alla sua forma originaria? La notizia è  stata accolta con grande interesse nel mondo ecosostenibile. Il Kranthout, letteralmente legno di giornale, può essere levigato, dipinto, tagliato e utilizzato per tantissime funzioni. La valenza ecosostenibile di questo prodotto è doppia: per costruire un mobile, o altro prodotto in legno, non vengono abbattuti alberi e si riutilizzano tonnellate di carta che, diversamente, andrebbero distrutte creando inquinamento e costi.

In realtà l’idea di Mieki era stata già presentata alla Milano Design Week 2001, quindi 6 anni fa, ma il vero interesse verso questo materiale sta prendendo forma adesso e pian piano sono cresciuti gli utilizzi a cui è stato destinato il legno di giornale. Se, questo materiale, è veramente ecosostenibile e duraturo, però, si vedrà solo con il tempo, visto che per essere prodotto si utilizzano collanti molto potenti.

Opzione donna 2018: avrà un futuro?

In molti si chiedono quale sarà il futuro di Opzione Donna, ma per capirlo è necessario aspettare la risposta all’emendamento presentato in Legge di Bilancio per chiedere la proroga. Dalle voci che circolano, infatti, sembra che la riforma sulle pensioni terrà conto di questa proroga che ne prevede l’estensione fino al 31 dicembre 2018. Intatti Opzione Donna  potrebbe essere reintrodotta per tutto il 2018 e questo interessa a tutte le donne che vorrebbero sperimentare la pensione anticipata, maturando i requisiti entro il 2018.

Attualmente (le cose potrebbero cambiare con la siglatura delle proroga) i requisiti richiesti sono:

  • sesso femminile;
  • avere raggiunto i 57 anni entro il 31 dicembre 2015; 58 anni se lavoratrici autonome;
  • avere un’anzianità contributiva di 35 anni entro il 31/12/15;
  • accedere alla pensione dopo il 31/12/15.

Questa formula, che è stata introdotta con la Legge n. 243/2004 è una misura che tutela le lavoratrici e gli permette di andare in pensione a 57 anni, ma solo se possiedono 35 anni di contributi maturati entro il 2015. Facendo una veloce botta di conti, se una persona nel 2018 ha 57 anni, nel 2015 ne aveva 54 e, di conseguenza, per aver 35 anni di contributi deve aver incominciato a lavorare, a tempo indeterminato, a 19 anni.

L’Opzione, in dubbio fino all’approvazione della Legge di Bilancio e sostenuta attivamente con grosse mobilitazioni da parte del settore femminile, non è tutta rosa e fiori come si potrebbe pensare.  Presenta, infatti, anche degli svantaggi come, ad esempio, l’importo che viene calcolato completamente col sistema retributivo e che porta a una discreta decurtazione dell’assegno pensionistico con tagli che potrebbero arrivare al 27%. Inoltre, le donne che vanno in pensioni con contributi maturati presso diverse gestioni, non possono usufruire del cumulo gratuito degli stessi. Chi lo desidera può ricorrere alla congiunzione che, non dimentichiamolo, ha costi molto elevati. Soluzione che, tra l’altro, non può essere utilizzata in caso siano contributi maturati presso la Gestione Separata dell’Inps. A questo punto restano fuori tutti i contributi versati come libera professionista, co.co.co e voucher.