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19 Marzo 2013

Dopo le elezioni,
giovani da riconquistare

Argomento: Giovani e futuro
Autore: Roberto Bertoni

Osservando l’immagine del nuovo gruppo parlamentare del Partito Democratico, torna in mente Teresa Mattei, la partigiana “Chicchi”: l’ispiratrice dell’articolo 3 della Costituzione e colei che scelse la mimosa come simbolo dell’8 marzo in quanto più popolare rispetto ad altri fiori. Teresa, purtroppo, ci ha lasciato nei giorni scorsi, per l’esattezza il 12 marzo, all’età di novantadue anni, dopo una vita straordinaria spesa ogni giorno in favore degli altri, fin da quando, da ragazza, partecipò alla Resistenza nei GAP e venne eletta a soli venticinque anni all’Assemblea costituente, guadagnandosi il soprannome di “ragazza di Montecitorio”.

Riflettendo su questo eccezionale esempio di amore e dedizione per il prossimo, possiamo dunque asserire che, se oggi abbiamo un Parlamento composto per circa il trenta per cento da donne (e i gruppi parlamentari del Pd dal quarantadue per cento), il merito è soprattutto di chi come lei si batté, prima affinché fosse consentito anche alle donne di esprimere il voto e poi affinché fosse riconosciuta l’assoluta parità fra i generi, in un’epoca assai più maschilista di quella attuale. Non a caso, è bene ricordare che, nel 1946, su cinquecentocinquantasei parlamentari, le donne erano appena ventuno; eppure, è anche grazie a loro se oggi abbiamo la Costituzione più bella del mondo e se quella battaglia per i diritti e la dignità femminile è andata avanti nel tempo, vittoria dopo vittoria, fino a regalarci delle Camere finalmente all’altezza degli standard europei.

Per questo, ci auguriamo di cuore che questa legislatura, purtroppo destinata a non arrivare alla scadenza naturale, duri comunque il tempo necessario a varare le riforme che i cittadini attendono da anni (i tagli ai costi della politica, una seria legge sul conflitto d’interessi ecc.) e quelle di cui pochi parlano ma che sono altrettanto importanti, come ad esempio la legge sul femminicidio e per il riconoscimento della soggettività femminile. E ce lo auguriamo anche perché sarebbe un crimine sprecare la grande occasione che gli elettori, sia pur in modo alquanto insolito, ci hanno concesso: riconquistare la loro fiducia attraverso gesti concreti, dimostrare loro che non siamo tutti uguali e restituire alle istituzioni e al concetto stesso di democrazia rappresentativa la dignità che meritano.

Senza dimenticare, guardando un po’ in casa nostra, l’assoluta necessità di ridare fiducia e speranza a una generazione che questa volta ci ha voltato le spalle, preferendo le urla e le promesse irrealizzabili di Grillo alle nostre proposte concrete e razionali. A tal proposito, abbiamo davanti due strade: o demonizziamo i giovani, accusandoli di essere degli ingenui e degli irresponsabili e perdendo per sempre il loro voto o ci poniamo seriamente in ascolto del loro disagio, della loro disperazione, della loro incertezza e dei loro desideri.

Come abbiamo avuto modo di dire già in altre occasioni, infatti, è francamente assurdo, da parte dei vertici europei, pretendere che esprima un voto “responsabile” una generazione composta per il trentasette per cento da disoccupati e per quasi il ventitre per cento da NEET (Not in Education, Employment or Training), cioè da persone che non studiano, non lavorano e hanno rinunciato persino a cercare un impiego, tanta è la rabbia e la sfiducia che le caratterizza.

Allo stesso modo, non possiamo pretendere che votino in maniera “responsabile” gli studenti costretti a fare lezione in aule che rischiano costantemente di crollare loro in testa, prive dei necessari supporti tecnologici e spesso così sovraffollate da essersi guadagnate l’appellativo di “classi pollaio”. E non possiamo chiederlo nemmeno alla coppia di fidanzati descritta qualche giorno fa su “La Stampa” da Niccolò Zancan: Nicola e Vittoria, rispettivamente ventitre e vent’anni, che, secondo il racconto del cronista, “sembrano due giovani italiani a cui qualcuno ha cavato la speranza dagli occhi”. Alle urne, tuttavia, hanno compiuto scelte molto diverse: Nicola ha optato per Grillo, con la speranza che “si occupi di lavoro”; Vittoria, invece, ha preferito Monti “perché ci ha salvato dal tracollo” ma precisando: “Ormai non mi interessano più le chiacchiere. L’unica domanda che conta a questo punto è: quanto tempo ancora ci vorrà per uscire da questa situazione”.

In base ai parametri dei tecnocrati di Bruxelles, Nicola si è comportato da irresponsabile mentre Vittoria ha espresso un voto saggio. Sappiamo bene, però, che non è così, che tutti i voti sono ugualmente rispettabili e che entrambe le decisioni celano dietro di sé un carico di insoddisfazione e dolore che la ragazza esprime con parole chiare e inequivocabili: “Non mi piace illudermi. Vorrei solo un posto da segretaria. Ottocento euro al mese. Magari il sabato sera andare a mangiare una pizza”.

E i sogni, le speranze, il domani? È questo il vero dramma della nostra generazione: una generazione triste e malinconica, che rischia di essere perduta alla vita assai prima che alla politica e ad un qualunque partito. Spetta, pertanto, a noi, a cominciare dalle decine di giovani deputati che siedono in Parlamento, il difficile ma importantissimo compito di confrontarci con la disillusione dei nostri coetanei, partendo non dal presuntuoso presupposto che noi siamo i migliori e loro non ci hanno capito ma dall’umile considerazione che, evidentemente, in campagna elettorale non siamo stati in grado di comunicare come si deve i nostri contenuti, quasi nascondendo lo straordinario rinnovamento della classe dirigente che abbiamo avuto il coraggio di compiere attraverso le Primarie. E dovremo prenderci cura, in particolare, della loro frustrazione, dovuta per lo più al tradimento del diritto allo studio e al mancato riconoscimento di meriti e titoli accademici da parte di una società eccessivamente chiusa e verticistica che nell’ultimo decennio ha teso ad escluderli, spegnendone i sogni, le ambizioni, le passioni e le speranze.

In conclusione, pur essendo coscienti dei numerosi ostacoli che incontreremo sul nostro cammino, ci conforta il fatto di sapere che potremo contare sul messaggio e sugli insegnamenti della partigiana “Chicchi”: una donna che fino alla fine è stata accanto ai giovani, chiedendo loro di realizzare i sogni e portare avanti le conquiste avviate dalla sua generazione. E, più che mai, ci conforta il fatto di sapere che potremo avvalerci del più grande regalo che abbia fatto alla Nazione, ossia, come detto, l’articolo 3 della Costituzione che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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