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11 Marzo 2013

Una riflessione
sul voto al M5S

Argomento: Politica
Autore: Franco Mirabelli

Molti cittadini hanno votato il Movimento Cinque Stelle per chiedere un cambiamento, anche legato al ritardo con cui il sistema politico e i partiti si sono rinnovati. C’è stata una generalizzazione per cui è sparito il principio di responsabilità e non è stato più distinto chi ha fatto alcune cose da chi ne ha fatte altre. Il sistema politico è stato guardato nel suo complesso per cui si è stati definiti tutti uguali.

In realtà non siamo tutti uguali e non abbiamo neanche avuto tutti le stesse responsabilità. Sul Partito Democratico e sul centrosinistra sono state caricate delle responsabilità che non abbiamo. Noi non abbiamo governato negli ultimi cinque anni; solo nell’ultima fase abbiamo sostenuto un governo d’emergenza ma non era il nostro governo. Negli ultimi 10 anni, siamo stati al governo solo un anno e mezzo. Inoltre, il Partito Democratico è stato l’unico partito che ha scelto il suo candidato premier e i parlamentari facendoli votare dai cittadini con le primarie, ha una direzione nazionale, ha degli iscritti e fa dei congressi: siamo un partito serio, non siamo il partito del capo e, sul tema della riforma della politica, qualcosa il PD ha cercato di farlo anche se, evidentemente, non è stato ritenuto sufficiente. In questo contesto di protesta generalizzata contro il sistema si è inserita anche la giusta rabbia di chi, a causa della crisi, vive male e ha problemi di reddito o di occupazione.

La politica, rispetto a tutto ciò, deve saper dare un segnale di cambiamento e dire che certi problemi si affrontano tutti insieme e subito. In questo senso, la proposta di Bersani è chiarissima: ha presentato 8 punti che sono traducibili in proposte di legge che mettono al centro il disagio e i problemi del Paese da risolvere. Su queste proposte occorre che ci si confronti in Parlamento e che le altre forze presenti dicano se sono d’accordo o meno. Il Partito Democratico, dunque, sta mettendo al centro delle proposte alcune cose che si possono fare subito, con chi le vuole fare.

Il cambiamento che propone il Partito Democratico è sicuramente diverso da quello ipotizzato da Grillo. Il PD propone un’idea di società più giusta, utilizzando il fisco per far pagare di più chi ha di più in modo da poter aiutare chi ha di meno, mentre il Movimento Cinque Stelle ritiene che il cambiamento sia distruggere e non fare altre proposte. Personalmente, mi preoccupa questa idea e mi preoccupa anche il fatto che sia condivisa da una parte dell’elettorato. In ogni caso, non è possibile che ci sia chi arriva in Parlamento a protestare e chi, invece, va in Parlamento perché deve risolvere i problemi. Il Movimento Cinque Stelle, adesso, è dentro al Parlamento e i suoi eletti prenderanno gli stessi stipendi dei parlamentari degli altri partiti, così come avranno le stesse responsabilità degli altri.

Grillo ha affermato di essersi presentato alle elezioni con un programma e per poter fare alcune leggi ma se non c’è un governo non potrà farle, neanche se sono proposte condivisibili. Se il Movimento Cinque Stelle preferisce che si vada tutti a casa senza aver fatto nulla, poi si assumerà la responsabilità di fronte agli elettori (che sono coloro che alle urne decidono davvero chi va a casa e chi viene eletto) delle cose non fatte. Ciascuno si deve assumere la propria responsabilità: non è pensabile che ci sia solo una parte che lo faccia o che si possa scaricare tutto sugli altri.

Il Movimento Cinque Stelle deve risolvere il suo rapporto con le istituzioni: nel momento in cui ci si candida e si entra in un’istituzione, poi si fa parte di quell’istituzione, la quale ha delle regole – che in futuro si possono anche cambiare – e queste valgono per tutti e devono essere rispettate. Dentro il Parlamento, adesso, c’è anche il Movimento Cinque Stelle e, quindi, deve dare un proprio contributo, anche perché i problemi che abbiamo di fronte da risolvere sono tanti.

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