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22 Febbraio 2013

La lezione di Dossetti
italiano atipico

Argomento: Vite
Autore: Tobia Morandi

Avere la pretesa di raccogliere l’insegnamento di Giuseppe Dossetti e continuarne l’impegno civile, costituisce un progetto al di sopra delle nostre possibilità. Ciò che invece possiamo fare nel centenario dalla sua nascita avvenuta il 13 febbraio del 1913, è avvicinarci alla sua vicenda umana, ricca di impegno e responsabilità politica nonché caratterizzata da una profonda spiritualità. Dossetti infatti appartiene alla categoria degli uomini di eccezionale intelligenza e destinati a lasciare eredità importanti nella storia dell'Italia e della Chiesa.

Il bel libro scritto dal senatore Roberto Di Giovan Paolo può aiutarci in questo percorso di avvicinamento alla figura di Dossetti nell’arco della sua lunga esistenza. L’opera, infatti, costituisce un’efficace sintesi complessiva. Per celebrare questo importante anniversario occorre ricordare che, sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, si è costituito il comitato per le celebrazioni del centenario della nascita. «La sua entrata in politica – come sostiene lo storico Pombeni nel suo ultimo lavoro su Dossetti – avviene per la “porta stretta” e il crogiolo terribile della seconda guerra mondiale”. Nel dicembre del 1943 entra, come rappresentante della Dc, nel Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) della provincia di Reggio Emilia, e presto ne diviene il presidente. Fu deputato alla Costituente, dove ebbe un ruolo di assoluto rilievo per la qualità dei suoi apporti culturali e giuridici. La sua impronta è ben visibile nel tratto personalista e comunitario dato alla Carta. Abbracciò il sacerdozio con tutto se stesso e fu fedele collaboratore del Cardinale Lercaro, arcivescovo di Bologna, che lo spinse all’impegno politico come consigliere comunale di Bologna. Li, per due anni, testimoniò il suo impegno a favore degli ultimi, praticando la povertà, perché un amministratore deve conoscere le condizioni in cui versano i suoi amministrati. Un senso alto delle istituzioni che oggi appare lontano anni luce.

In seguito, per volontà di De Gasperi, fu vicesegretario politico della Dc. Pombeni lo ritrae come: «Un personaggio atipico, inclassificabile. Sapeva molto bene come si fa la politica. E la faceva con grande capacità di mobilitazione anche se la sua era un’anima in cerca di Dio in una dimensione mistica». Va ricordato che Dossetti prese parte ai lavori del Concilio Vaticano II. In quell’ambito si è più volte scontrato con alcuni cardinali conservatori che gli contestarono una visione conciliare rivoluzionaria che facesse proprie le "attese della povera gente".

È stato un uomo politico determinante, per la battaglia all’interno della Dc, per la vittoria della Repubblica nel referendum del 1946, oltreché per dare un’impronta alla stagione delle grandi riforme economiche e sociali che hanno fatto la storia dell’Italia repubblicana. La sua opera riformatrice si è poi concentrata, grazie al Concilio, all’interno della Chiesa che dovrà, comunque, continuare a misurarsi con le sue intuizioni se non vorrà sfuggire a un confronto serio con la modernità. La decisione di stabilire in Medio Oriente (1972) alcuni nuclei della Famiglia religiosa da lui fondata gli ha permesso con largo anticipo rispetto ad altri di vedere lo spostamento del baricentro mondiale verso Oriente. Con ciò ha tentato di offrire alcune indicazioni non solo alla chiesa ma, possiamo dire, anche all’Occidente, per un rapporto non banale e non improvvisato con il mondo islamico.

Dopo un lungo silenzio legato alla sua scelta religiosa, Dossetti tornò negli anni ’90 a rivendicare il «patriottismo costituzionale» per evitare il decadimento di uno Stato dove «l’arrangiarsi è legge generale». Pierluigi Castagnetti, che da ragazzo fu suo collaboratore, in un recente scritto, ha descritto così i suoi ultimi anni: “È stato l’uomo del silenzio, del cenobio e del deserto, del lungo silenzio nella preghiera e nell’obbedienza, testimoniando un distacco interiore da ogni logica di potere, proprio per affermare nella vita la fedeltà all’altra logica che gli stava veramente a cuore, quella della Croce”.

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