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24 Gennaio 2013

Stop a massimalismo
e giustizialismo. C il Pd

Argomento: Politica
Autore: Giorgio Merlo

L'esito delle prossime elezioni continua ad essere incerto e, per certi versi, imprevedibile. Certo, tutti i sondaggi dicono che il centro sinistra è fortemente avvantaggiato alla Camera e con buone speranze al Senato. Ma sappiamo, con realismo, che la partita del Senato resta aperta.

Ora, per evitare di rincorrere i sondaggi e alimentare speranze o ricavare delusioni infondate, credo che almeno su un punto il Pd deve mantenere per tutta la campagna elettorale una posizione chiara e facilmente riconoscibile. E cioè, un netto no a qualunque alleanza con partiti e movimenti che fanno dell'estremismo, del giustizialismo e del massimalismo la loro cifra politica. È ancora troppo vicino il ricordo dell'Unione per non rendersi conto che imbarcarsi in un'operazione del genere avrebbe un esito disastroso politicamente oltreché elettoralmente dubbio.

Tutti, infatti, non dimenticano che all'origine dell'Unione nel 2006 c'era un difetto strutturale; e cioè nella coalizione esistevano sia la maggioranza che l'opposizione. Una strategia che, oggettivamente, non poteva che essere precaria e a tempo. Come puntualmente si è verificato. Ed è proprio per questo motivo che quel progetto politico e di governo, si fa per dire, non può più essere ripetuto.

Ma nella politica italiana ci sono alcune costanti che, purtroppo e paradossalmente, si ripetono. E una di queste costanti è il periodico riproporsi della varianti estremistiche e giustizialiste che, come da copione anche questa volta, si uniscono nella contrapposizione con le ricette riformiste e di governo. È appena sufficiente osservare con quanta foga e quanta virulenza ogni giorno gli Ingroia, i Di Pietro, i Ferrero e i Diliberto si scatenano contro il Pd e tutto ciò che il Pd propone su svariati temi.

Perché l'elemento di fondo è sempre lo stesso. E cioè, il riformismo è politicamente incompatibile con il massimalismo e l'estremismo declinato nelle sue multiformi versioni. L'alternativa, quindi, non può che essere secca ed intransigente. A cominciare dalla chiarezza sulle alleanze e sulle possibili convergenze da sperimentare, o subire, per il dopo voto. Alleanze che devono qualificare il centro sinistra sui contenuti e sul programma senza esporsi al vento del richiamo massimalista che, purtroppo, è sempre latente nella sinistra politica e sociale italiana.

E questo per un semplice motivo. Queste elezioni possono essere decisive per battere definitivamente una singolare concezione che ha attraversato la politica italiana in questi anni. Una concezione alimentata ad arte dalla propaganda berlusconiana e che, però, ha fortemente condizionato la concreta dialettica politica nel nostro paese. Una tesi che si può semplicemente riassumere così. Ogniqualvolta che la sinistra si avvicinava al governo, o governava, era sempre ipotecata dalla sindrome del condizionamento estremistico e, di conseguenza, dalla poca affidabilità sul terreno della governabilità e della stabilità. Ora quell'accusa, di per sé volgare e strumentale, può essere definitivamente battuta. Con la nascita del Pd la cultura riformista e di governo si è imposta e il condizionamento estremistico e massimalista è finalmente alle nostre spalle. E, per essere ancora più chiari, si può affermare un centro sinistra di governo, riformista e democratico.

Ecco perché questa campagna elettorale è importante e il risultato politico che ci sarà non è affatto indifferente rispetto al futuro della stessa cultura di governo riformista nel nostro paese. E proprio sul Pd ricadono le responsabilità politiche maggiori. Tenere la batta dritta questa volta significa avviare definitivamente una nuova fase politica da un lato e battere, altrettanto definitivamente, una ridicola raffigurazione del centro sinistra dall'altro.

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