Dopo la conclusione del vertice di Bruxelles e l'entusiastico rimbalzo delle borse di venerdì scorso, mercati, analisti ed osservatori stanno cercando di capire dove realmente potrà portare l'accordo faticosamente raggiunto dai leader europei.
Le lunghe discussioni di giovedì notte hanno partorito un pacchetto di misure contro la crisi che fa leva sul cosiddetto scudo anti-spread (ieri però già contestato da Olanda e Finlandia), sul passaggio della vigilanza bancaria alla Bce, su un programma di iniziative per la crescita da 120 miliardi di euro e sul completamento (previsto entro l'anno) della road map per la nuova Europa messa a punto dai quattro «architetti» Van Rompuy-Barroso-Juncker-Draghi.
Innegabile, sotto il profilo mediatico, è stato il duplice effetto shock pressoché contemporaneo dei goal messi a segno da Balotelli contro la Germania e della fermezza mostrata da Mario Monti al vertice europeo, quasi fossero eventi tra loro collegati. Al punto che la stampa anglosassone ha ridenominato il nostro campione «Bailout-elli» (giocando sul significato della parola bailout, cioè salvataggio), mentre il premier Monti si è imposto all'attenzione di tutto il mondo come il vero vincitore del summit.
Sono bastate poche ore e, complice la sconfitta dell'Italia nella finale europea contro la Spagna, parte di quell'effetto mediatico sembra essere svanito. Dimenticando che abbiamo travolto Inghilterra e Germania con netta superiorità calcistica ed agonistica, prima di finire a terra sfiniti dai crampi e dagli stiramenti contro la squadra più forte del mondo. Mentre, sul fronte economico, per alcuni commentatori, anche italiani, la vera vincitrice del vertice in realtà sarebbe stata addirittura Angela Merkel: impressione ben curiosa visto che tutta la stampa tedesca ha accolto il rientro della cancelliera in patria quasi come se fosse reduce da una disastrosa campagna di Russia.
C'è poi chi ha sostenuto che Monti avrebbe lavorato molto raccogliendo poco perché la vera vincitrice del vertice europeo sarebbe, come nel calcio, la Spagna, le cui banche verranno ora salvate senza impatto sul debito pubblico di Madrid. A parte il fatto che ancora deve essere ben compreso come funzionerà in concreto il salvataggio degli istituti iberici, anche questo tipo di atteggiamento critico appare quanto meno singolare, visto che l'Italia ha comunque tutto da guadagnare se la crisi bancaria spagnola verrà tamponata, perché ciò significherebbe un arresto del contagio ai confini dei Pirenei e una rottura del circolo vizioso banche-debiti sovrani. In parecchi devono essersi dimenticati che, prima di Bruxelles, l'Italia pareva prossima ad elezioni anticipate a causa dei soliti giochetti di partiti e partitini, pronta a subire l'ennesima sconfitta in un vertice europeo, mentre lo spread volava a livelli insostenibili.
Mario Monti e Mario Balotelli, se vogliamo essere obiettivi, hanno entrambi portato a casa ottimi risultati, date le condizioni di partenza. Il primo ha dimostrato che l'Italia conta parecchio in Europa, se è capace di mostrare i pugni, oltre che le sue ragioni. Il secondo ha trascinato la squadra ricostruita da Prandelli verso la finale europea e la sua immagine statuaria dopo il secondo goal alla Germania è già un'icona della comunicazione mondiale, quasi più delle foto degli spagnoli vincenti.
Monti, in attesa dell'incontro bilaterale Italia-Germania di mercoledì, quando vedrà di nuovo la Merkel, ha già affermato diplomaticamente, per smussare i toni, che a Bruxelles chi ha vinto è stata soprattutto l'Europa. Ma l'Europa in questi ultimi giorni ha imparato che l'Italia non è più disposta a continuare a prendere uno striminzito dal cinque al sei in pagella pur facendo i compiti meglio degli altri. E ciò soltanto perché è antipatica al professore (tedesco o finlandese che sia). Purtroppo, convincere stranieri, analisti e mercati che non siamo più l'Italietta di un tempo, pur nella persistenza dei tanti problemi che ancora ci affliggono, non è facile. I tedeschi dicono che non vogliamo fare le riforme e che vogliamo i loro soldi ma in realtà la miglior riforma delle pensioni è la nostra e negli ultimi 15 anni i soldi li hanno dati gli italiani ai tedeschi - e non viceversa - comprando i loro prodotti al tasso di cambio fisso dell'euro anziché a quello del marco.
Il "Washington Post" sostiene che Monti non basterà a salvarci perché la cultura italiana è perdente. Ma è forse vincente quella americana dei titoli tossici o quella britannica della Barclays nel campo delle truffe finanziarie? Il quotidiano americano, inoltre, afferma che perdiamo quote di mercato rispetto alla Germania. In realtà, su circa 25 miliardi di euro di prodotti della meccanica in cui la Germania è realmente nostra diretta concorrente, l'export italiano è cresciuto più di quello tedesco dal 1999 al 2011.
A Bruxelles l'Italia ha vinto soprattutto nella comunicazione. Per la prima volta dopo tanti anni, grazie a Monti, abbiamo parlato con voce chiara, non vagito. Abbiamo presentato conti pubblici più in ordine dei tedeschi. Abbiamo dimostrato che se non cresciamo è perché stiamo facendo un'austerità che nessun altro Paese al mondo sta facendo. Tagliare i costi della pubblica amministrazione con la spending review è ora importante perché significa evitare di aggiungere nuova austerità (con gli aumenti dell'IVA) a carico dei cittadini italiani e delle imprese. E' tempo, poi, che l'Italia metta in discussione anche i tradizionali metodi di misurazione del debito pubblico, che non può più essere valutato solo in rapporto al PIL. Specie in un'epoca come questa, in cui molti Paesi sono riusciti paradossalmente a distruggere ricchezza facendo crescere il PIL coi debiti privati.
Noi in Italia abbiamo una ricchezza finanziaria netta delle famiglie che è di quasi 50 punti di PIL più alta che in Germania. E' come se il nostro Paese avesse in garage una Ferrari (la ricchezza) ma fosse ingiustamente obbligato a correre la gara mondiale dei debiti con una Volkswagen (il PIL). Dal 1995 al 2013 in Italia il debito pubblico in rapporto alla ricchezza finanziaria netta privata scenderà dal 77% al 70%, in Germania dal 73% al 64%, mentre in Spagna salirà dal 63% al 112%, in Irlanda dal 35% al 160% e in Grecia dal 93% al 322%. Non sono abbastanza eloquenti queste cifre? Anche la misurazione complementare del debito pubblico in rapporto alla ricchezza privata è un tema di comunicazione cruciale per il nostro Paese. Molti professori tedeschi e olandesi (persino italiani) sono pronti a storcere il naso, perché il rapporto debito/PIL tra gli economisti è un po' come la dottrina geo-centrica aristotelico-tolemaica prima di Copernico e Galileo. Ma abbiamo oggi un professore al Governo che forse può far cambiare loro idea.