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14 Maggio 2012

Manifestare per la vita
O per la destra?

Argomento: Societa'
Autore: Mario Cavallaro

Per fare preliminare chiarezza, l'aborto per chi scrive non è una libera scelta di disposizione del proprio corpo. Fra l'altro, non è solo il proprio corpo ad essere in gioco, neppure in senso naturalistico, perché non si può negare che il mistero della vita, quale che ne sia l'idea di inizio sotto il profilo morale o biologico, è ben difficile da racchiudere in una norma di legge o da assolutizzare con intransigenza.

Anche la rivendicazione del ruolo sociale, politico e morale della donna, che peraltro non è l'unico soggetto dell'aborto, non passa oggi per un improbabile "diritto all'aborto", ma per quello ad una maternità responsabile e serena, scevra di condizionamenti sociali ed economici.

L'aborto è una pratica che non viene, infatti, vista più quasi da nessuno, se mai lo fu in passato, come un semplice atto di libertà e quindi è percepita largamente e diffusamente, anche da chi non ha necessariamente una sensibilità religiosa cattolica, come un momento della vita da combattere ed evitare, non più con la punizione penale o con una sanzione, ma con misure di intervento attive e di prevenzione.

Deve essere un'eccezione ben regolata e la legge deve rispettare chi, dopo un percorso di maturazione e consapevolezza, decide di abortire in casi precisi. E' questo in sostanza il contenuto della 194, l'attuale norma sull'interruzione volontaria della gravidanza, che non è una cattiva legge, a cui manca un'attuazione nel campo della prevenzione più attiva e positiva, beninteso non dogmatica o invadente. Credo che la cosa giusta sia difendere il delicato equilibrio che fu raggiunto all'epoca dell'approvazione della legge e semmai migliorarne il contenuto di tutela di una maternità responsabile e serena, che è interesse sociale promuovere, anche perché, come altri cavalli di battaglia della destra, viene rispolverato solo per nascondere i gravi peccati che essa ha commesso nel governare per anni, anche in questo campo.

Chi vuole evitare gli aborti deve cominciare da una sana educazione sessuale e dal garantire ad una giovane madre di poter mantenere con dignità e serenità i figli e di avere una vita personale al contempo piena e libera, e in questo campo vorrei capire che hanno fatto i governi di Alemanno e camerati vari.

Sbaglia anche chi va in piazza in buona fede per esprimere una sensibilità che non può certo emergere in queste manifestazioni che si trasformano, sicuramente contro l'intenzione di parte dei proponenti, in sfilate faziose, che fra l'altro dimostrano la mancanza assoluta di cuore ed umanità e di comprensione, unici sentimenti che un cristiano dovrebbe nutrire nei confronti di chi si trova di fronte a scelte drammatiche.

I cattolici debbono lavorare nella società e nella politica in primo luogo con l'esempio, che spesso è difficile, e poi con la caritatevole comprensione nella vita e nell'attività sociale, che spesso consente di impedire molti errori, specie se dovuti alla precipitazione, al disagio che talora sconfina nell'angoscia, alla scarsa sensibilità anche di famiglie ed operatori. Fare sfilate non si comprende a cosa serva, specie se il loro fine inevitabilmente diventa quello di dividere e di alzare steccati ideologici e barriere religiose del tutto superate o che comunque sarebbe opportuno spezzare, non incoraggiare ed esasperare. Inoltre non si comprende bene quale sia la finalità di queste proteste; forse quella di reintrodurre la punibilità penale dell'interruzione di gravidanza in ogni caso, con il risultato di criminalizzare condotte talvolta drammaticamente inevitabili e di ricacciare nella clandestinità o nell'espatrio un fenomeno impossibile da impedire totalmente?

Non mi meraviglia che si ricominci con le manifestazioni contro l'aborto e si diffondano nuovi umori forti contro i gay, contro gli immigrati, o a favore di una muscolare sicurezza, che già furono cavalli di battaglia della destra per vincere le elezioni e dimostrare poi tutta la strumentalità di queste posizioni e l'incapacità di affrontarle.

Adesso poi, con la complicità di chi predica interessatamente che "tutta la politica" è marcia, si vuole far dimenticare, anche e sopratutto celermente, la dilettantesca gestione della crisi economica, negata per anni cruciali dal duo Berlusconi-Tremonti, e la corriva complicità con cui anche mondi estranei, e anzi che avrebbero dovuto essere antagonisti al berlusconismo populista ed al leghismo razzista, hanno tollerato il tracotante e compiaciuto dilagare del fenomeno. Del resto, anche se il cattolico distingue sempre fra errore ed errante, egli dovrebbe d'istinto praticare - e non predicare soltanto - la sobrietà di uno stile di vita sereno ed improntato all'amore per gli altri, non all'amore per l'opulenza e per il maneggio disinvolto del denaro e del potere, solo assai tardivamente e con molta ritrosia renitente ora stigmatizzato perché indifendibile.

Sta a noi cattolici impegnati nel mondo riformista e della sinistra mantenere un equilibrato approccio, fedeli ai principi ed ai valori della nostra ispirazione, ma consapevoli che non è la prepotenza o la prevaricazione a poterli far crescere e divenire valori comuni a tutti, ma la forza della convinzione, del dialogo, del rispetto anche di chi ha altre opinioni, poiché la nostra carta costituzionale pone la vita della persona umana al centro di un universo di principi che tutti insieme e per tutti i cittadini siamo chiamati ad attuare nel faticoso percorso di formazione della legge, come strumento non dogmatico di regolazione dei conflitti. Ciò che ci distingue dalle società teocratiche o da quelle laiciste è proprio il continuo rispettoso scambio di idee alla ricerca di alte sintesi valoriali, che non è difficile far prevalere, perché il bene è più forte dell'indifferenza individualista e del male anche per chi non crede.

Non dobbiamo, e neppure lo debbono i laici, cadere nella trappola di enfatizzare divisioni e posizioni nostre e sopratutto di estremizzare la nostra risposta. Si deve vergognare chi strumentalizza il dolore, la malattia, la vita e la morte e chi odia il diverso e l'altro, non chi si sforza di comprendere ed aiutare l'umanità che soffre, che vive intensamente, che combatte per un'esistenza libera.

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