Democratici nel mondo
Materiali
PD
AreaDem
10 Maggio 2012

Un’uscita di sicurezza
per l’Europa

Autore: Enzo Bettiza

Non saprei cosa potrebbe scrivere oggi dell’Europa, se fosse ancora vivo, Oswald Spengler, il discusso filosofo tedesco della storia che fin dal 1917 prevedeva come inevitabile «il tramonto dell’Occidente».

Nella sua visione biologica e quasi zoologica delle grandi civiltà, vedeva già allora l’Europa, matrice nativa dell’Occidente, dilaniata dalla prima guerra, avviarsi fatalmente all’ultimo tratto della sua discesa crepuscolare verso la fine. In quest’ultimo tratto, durato fra altre guerre e rivoluzioni circa un secolo, Spengler, col suo sguardo impietoso, avrebbe forse intravisto la sagoma di un pachiderma che caracolla solo e vetusto verso un cimitero ignoto.

Il futuro dopo la superdomenica elettorale del 6 maggio ci appare, in effetti, allarmante o fosco persino nel liturgico «embrassons-nous» messo in scena dai contendenti sulla ribalta parigina. Le ipocrisie trionfalistiche celebrate dopo il duello sotto l’Arco di Trionfo dal modesto Hollande e dallo smarrito Sarkozy, epigoni di un passato segnato dalla cerea maschera di Mitterrand e dal gesto di De Gaulle, non possono ingannare nessuno. Non è stato un confronto all’altezza della grandeur francese, grandeur che né l’uno né l’altro ha saputo reinterpretare al secondo turno; non c’è stato né un candidato davvero vittorioso, né uno davvero sconfitto; c’è stato soltanto un timido socialista vincente affiancato a uno pseudoconservatore perdente. Pirro ha dato l’impressione di attraversare con la sua ombra in lungo e in largo, da sinistra a destra, i gloriosi Campi Elisi.

Nella Francia metà divisa e metà riunita dal confronto tra due candidati indulgenti, che hanno rincorso l’ultimo voto quasi con le stesse parole, non abbiamo più ritrovato la Francia europea di Schuman ed europeista di Delors. Sull’antieuropeismo finale, sia di Sarkozy sia di Hollande, hanno pesato allo scocco del ballottaggio i voti in libera uscita dei nazionalisti di destra e degli estremisti di sinistra: lepenisti o trockisti, fervidamente congiunti in un comune risentimento contro le regole di Bruxelles e la frusta di Berlino. Il candidato conservatore ha caricato a fondo contro gli immigrati, quello socialista ha attaccato con più tatto, di lato, l’euro punitivo e i ricatti di bilancio sostenuti dalla cancelliera Merkel. Meno Francia carolingia da una parte, più Francia giacobina dall’altra. In altre parole: poca o scarsa Europa da ambedue.

Ma è nel sempre più grave dissesto greco che la maggioranza degli europei, tranne la ricca e severa Germania merkeliana, sembra vedere prefigurarsi la triste fine che potrebbe abbattersi poco a poco, o da un giorno all’altro, sull’insieme dell’Unione. Ad Atene sembra infatti riflettersi, come in un microcosmo a specchi deformanti, una specie di violenta svolta antieuropea che lì, fra i greci impoveriti e infuriati, si manifesta en plein air, mentre in Italia, in Spagna, in Portogallo il disagio per ora striscia e serpeggia in mezzo a tracolli periferici e vuoti dibattiti televisivi. I governi corrono ai ripari, puntano il dito sulla democrazia invalida e lo scandaloso deficit di Atene, annunciando una sequela di vertici «sanitari» a Bruxelles; ma in Grecia è già crepuscolo e metastasi avanzata. Cinque anni di recessione, disoccupazione alle stelle, code di risparmiatori disperati davanti alle banche, con il defenestrato socialista Papandreou che accusa: «L’Europa ci ha usato come cavia da laboratorio». I due partiti tradizionali, Nuova Democrazia e Pasók, che da quarant’anni condividevano il potere, sono di fatto crollati il 6 maggio. I loro due ultimi esponenti, il conservatore Samaras e il socialista Venizelos, non contano più nulla e non riescono a rimettere in piedi né un esecutivo di coalizione né un blocco d’emergenza anticrisi, di unità nazionale, capaci di salvare dalla bancarotta il Paese indebitato.

Arranca sulla scena delle consultazioni il giovane Alexis Tsipras, scaltro, ambizioso, neppure quarantenne, che ha piazzato la coalizione di sinistra, Syriza, al secondo posto dell’arco un tempo occupato dai navigati socialisti del Pasók. Tsipras ha ancora 24 ore da consumare, credo vanamente, per indurre altri partiti antieuropei a seguirlo in un gabinetto che non ci sarà. Con ogni probabilità i greci, che a Salonicco già usano monete alternative al posto dell’euro, dovranno tornare a nuove elezioni nel mese di giugno. Intanto, il leader di Syriza ha già fatto sapere che un suo governo cancellerà i memorandum firmati, per risanare il bilancio, dai governi precedenti con la troika Ue, Bce, Fondo monetario, da lui definita «usuraia e famigerata».

Non oso addentrarmi nelle lunghe, reiterate, spesso incomprensibili locuzioni algebriche e speranze utopiche attribuite al rigore contro la crescita, alla disciplina di bilancio contro lo sviluppo degli investimenti, all’oscillazione degli spread e al continuo rilancio dei vari bond, che quasi nessuno sa spiegare con adamantina chiarezza al pubblico. Ma una cosa andrebbe sottolineata. E cioè che i conti, i libri mastri di Bruxelles, il dare e l’avere fra i membri della Comunità, non sono riusciti a impedire che l’euro, dopo dieci anni di vita, degenerasse in una moneta d’impaccio e d’immiserimento per tanti europei: solo per i tedeschi, che duramente lo gestiscono a detrimento degli altri soci, la moneta unica è diventata una specie di supplente intoccabile del marco d’una volta.

Se vogliamo che il 6 maggio non venga ricordato, dalla Francia alla Grecia, come la data di un rovinoso plebiscito contro le istituzioni europee, dobbiamo o dovremmo fare in modo che l’Ue si trasformi alfine in un’autentica Unione sovrannazionale. L’economia da sola, mitizzata nel bene e nel male, senza un’uscita di sicurezza politica, ovvero federalistica, non può portarci che ad una speciale forma di eutanasia: l’eutanasia passiva e oscura degli elefanti spengleriani, avviati, con tutta la loro mole ormai cadente, ad una morte solitaria e quasi vergognosa.

Le foto presenti su nuovitaliani.it sono prese in larga parte da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
Powered by Adon