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10 Maggio 2012

Sporcatevi le mani

C'è un modo antico di governare: è il titic-titoc quotidiano con i partiti, tra scambi di battute più o meno riuscite (talvolta del tutto inopportune) e scarichi reciproci di responsabilità. È il modo migliore per vanificare l'esperienza del Governo tecnico, facendolo passare alla storia come una parentesi sostanzialmente incapace di incidere nel cuore della crisi economica e politica.

C'è invece un altro modo di governare, del tutto diverso, che è quello di interpretare direttamente il profondo malessere di famiglie, imprese, lavoratori e rispondere con un riformismo pragmatico per lo sviluppo, fatto di azioni concrete e misurabili. Pochissime parole, ancor meno interviste generiche buone solo a riempire i palinsesti, tanti fatti. È il modo migliore per rilanciare la crescita economica, dare risposte a un Paese inquieto e, magari, riguadagnare consensi in vista del 2013.

In questo senso è un bene che Monti ieri abbia provato a smorzare le polemiche con la sua maggioranza, mettendo in primo piano quella golden rule sulla quale l'Europa farebbe bene ad accelerare. Troppa melina c'è stata finora, in Italia e in Europa, sulle misure per lo sviluppo. È l'ora di passare ai fatti. Cominciando proprio, oltre che dai citatissimi project-bond, da quella regola aurea che permetterebbe di sterilizzare gli investimenti pubblici ai fini dei vincoli del fiscal compact. Se ne parla ormai da mesi. Si passi a una fase realizzativa. Se la Commissione, al di là delle parole, dovesse continuare a tergiversare, il Governo italiano prenda l'iniziativa di mettere giù una o più ipotesi tecniche sulle quali cercare concretamente l'accordo.

C'è un dato che, più di ogni altro, fa capire l'urgenza di rilanciare gli investimenti in Europa. È quello dei flussi diretti in entrata nei Paesi della Ue. Dal 2000 ad oggi la quota mondiale di Fdi destinata al vecchio continente è scesa dal 47 al 32 per cento. Laddove in East Asia si è passati dal 21 al 27% e in Sudamerica dal 7 al 10 per cento. Come dire: se non cominciamo a investire un po' da soli, è difficile attendersi un aiuto dall'esterno.

E non è solo investimento pubblico quello che serve. Sono anni che in Europa si parla di come rendere più fluido l'afflusso di venture capital alle nuove imprese. Intanto però il numero di fondi VC in Europa è passato da 600 a 400 nel corso del decennio 2000-2009. Ecco un altro dossier su cui il governo Monti deve cercare le giuste alleanze in Europa perché si arrivi finalmente a una riforma che permetta l'affermazione in Europa di questo essenziale strumento di investimento e crescita.

Monti ieri ha poi fatto riferimento alla banda larga. Giusto. Ma nei primi sei mesi del Governo i risultati - non le parole - sulla creazione della nuova rete superveloce sono stati pari a zero. Intanto l'Italia resta, secondo l'indice Ookla sulla velocità dei collegamenti Internet, al penultimo posto tra i Paesi dell'Unione. Dopo di noi solo Cipro. Ma come si fa a parlare di crescita quando la più grande infrastruttura di sviluppo mondiale nell'ultimo decennio da noi continua ad essere solo una mulattiera?

Ecco operazioni in cui potrebbe, e dovrebbe, essere utilmente impiegata quella Cassa depositi e prestiti che viene invece evocata per altri dossier, come lo scorporo di Snam rete gas, con il rischio di annacquare non poco una delle poche vere liberalizzazioni previste dal recente decreto del Governo. Se mercato deve essere, allora davvero non si capisce perché non puntare sulla creazione di una società delle reti, privilegiando l'ipotesi Terna.

Parole, ancora solo parole anche sullo sblocco dei crediti che le imprese vantano con la Pubblica amministrazione. Una fondamentale iniezione di liquidità per aziende che il credit crunch sta riducendo allo stremo. Qui soluzioni facili non ce ne sono. Ma sono mesi ormai che si attendono invano i due decreti, uno del ministero dello Sviluppo l'altro dell'Economia, che farebbero partire l'operazione. Anche qui, forse, il ricorso alla Cassa depositi, in funzione di garanzia dei crediti, potrebbe essere una soluzione da valutare. In fondo nei nuovi obiettivi statutari della Cassa c'è proprio il sostegno delle piccole e medie imprese.

A proposito di Pmi: a due anni dalla legge che istituisce lo sportello unico sono solo il 10% le amministrazioni che hanno avviato esperienze significative. Nella stragrande maggioranza dei Comuni italiani aprire un'attività e adempiere agli obblighi amministrativi resta invece un percorso ad ostacoli. Su questo ci sono modelli virtuosi, come il progetto Semplifica di Unindustria, che coinvolge i soggetti privati. Perché non adottarli a livello nazionale?

Infine i tagli di spesa. È ormai chiaro a tutti che solo attraverso riduzioni significative della spesa pubblica (ricordiamolo: è aumentata negli ultimi dieci anni di 150 miliardi) sarà possibile, non solo evitare nuovi appesantimenti fiscali, ma avviare una graduale riduzione della pressione tributaria, ormai insostenibile. Anche qui: se proprio serviva un commissario, non lo si poteva nominare il giorno dopo l'insediamento del Governo? Sarebbe stato un messaggio significativo al Paese, e magari oggi avremmo qualche taglio di spesa in più e qualche tassa in meno.

L'importante ora è non perdere ulteriore tempo. Nella nuova economia mondiale la crescita non arriva per forza del destino, devi andartela a conquistare, con quel pragmatismo e quelle azioni concrete che finora sono mancate. Il Governo, con tutti i suoi ministri, scenda perciò dall'empireo dei centri studi e si sporchi un po' più le mani. I partiti, da parte loro, rinuncino alla tentazione della deriva populista nel tentativo di salvarsi l'anima davanti agli elettori e diano una mano fattiva. C'è troppo malessere nel Paese. Non possiamo permetterci di perdere un altro anno.

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