La bocciatura di Marini e Prodi, il colpo alla nostra credibilità dato da decine di franchi tiratori, le conseguenti dimissioni del segretario, hanno fatto emergere problemi irrisolti, nodi che il Pd dovrà sciogliere al congresso. Un nuovo gruppo dirigente dovrà decidere quale riformismo, quale partito e quali alleanze vogliamo. Senza ambiguità o mediazioni al ribasso. Perché il Pd è un progetto che serve all'Italia.
Lo scenario del 2007 non c’è più. È ormai archiviato. Siamo in un’altra stagione politica. Prendiamone atto prima che sia troppo tardi. E avviamo un confronto vero. Se non si vuole che il giocattolo imploda.
Abbiamo una sola possibilità per rendere nuovamente credibile il progetto del Pd: rifondarlo su basi nuove e affidarlo, finalmente, a coloro che hanno iniziato a far politica dopo il crollo del Muro di Berlino.
La vicenda umana di Giulio Andreotti si è legata così inestricabilmente alla storia della Repubblica da sembrare quasi che l’una sia la biografia dell’altro, o viceversa. Più che della politica, il “Divo” fu il teorico ed il praticante della religione del potere. La cui sola aspirazione era quella di durare. La sua mancanza di progettualità non gli impedì di ottenere risultati importanti, per esempio agli affari esteri.